“Spettro Sonoro” è corpo e anima di due simpatici ragazzi, compagni di studi prima, amici poi, colleghi ora. Sto parlando di Giacomo del Colle Lauri Volpi e Marco Cucco: hanno un interessante curriculum alle spalle, fatto di nomi ma soprattutto di esperienze e, da qualche anno, hanno unito le forze, le competenze e le tecniche per creare musiche su commissione. Sotto il nome di “Spettro Sonoro”, appunto. Si dividono tra l’Olanda e l’Italia. Ho approfittato della presenza di entrambi ad Amsterdam per incontrarli e farmi raccontare come si fa a portare avanti le relazioni di lavoro a distanza.

Insieme a loro c’è Carlotta, la fidanzata di Marco, che la relazione la porta avanti di persona, visto che lei ad Amsterdam ci lavora.

 

Ragazzi, come la apro questa intervista? Ditemi come vi definite.

G: Siamo un progetto.

M: Sì, un progetto. In continua evoluzione giorno per giorno. Abbiamo progetti di lavoro, progetti artistici e progetti personali.

Dove vi siete conosciuti?

G: Al conservatorio, studiavamo insieme. Siamo entrambi compositori classici.

M: Io però sono più giovane di lui. Ci conosciamo dal secondo anno di studi, era il 2007 mi pare.

In Italia qual è il massimo della carriera che puoi fare come compositore classico?

G: Andartene all’estero, ahah! Scherzo… forse… Ultimamente siamo stati a Cannes, eravamo in concorso con un corto di Domenico Laddaga, un altro italiano all’estero – lui vive a Parigi.

E com’è andata?

M: A champagne.

G: Abbiamo visto e vissuto da vicino il lusso e le feste di Cannes… è stato traumatico rientrare in Italia! Comunque, una bellissima esperienza.

C’è chi fa il vostro mestiere con l’unica idea che farà solo Cannes e gli Oscar?

G: Qualcuno c’è. Ma sono pochi, in generale.

M: Dipende da quanti anni hai, secondo me. Più vai avanti e più i sogni si scontrano con la realtà. Non voglio essere negativo; intendo dire che all’inizio della carriera hai prospettive che si rivelano inevitabilmente diverse, man mano che vai avanti. Ma sono le porte in faccia che aiutano a farti acquisire il valore del tuo talento e della tua persona, non il conto in banca.

Che differenze avete riscontrato fino ad ora nel vostro settore, tra Italia ed estero?

M: Ad Amsterdam c‘è molta più vita; esci dalla provincialità di Roma, sia nel linguaggio che nei mezzi a disposizione.

G: Comunque ogni volta che cerchi di spiegare a qualcuno il tuo lavoro è una roba strana, perché il nostro lavoro è… come dire… un po’ estinto. E questo accade ovunque, non solo in Italia.

Qual è l’aspettativa professionale di un compositore, allora, quando comincia a studiare?

G: Insegnare. Oppure occuparsi della direzione artistica di enti pubblici, orchestre, circoli culturali.

M: O avere l’Oscar.

G: O avere l’Oscar.

M: E rivendertelo!

ritratto Marco Cucco

Marco Cucco

Spettro Sonoro è nato pensando di fondere la statuetta di Los Angeles?

M: Spettro Sonoro è nato in un momento di noia. Entrambi eravamo avviliti dal poco lavoro. Abitavamo insieme a Roma, avevamo già una bozza di collaborazione durante gli anni di studio; abbiamo pensato di provare a fare le cose sul serio. E ha funzionato. Anche perché tra noi non c’è gelosia, nessuna rivalità, e siamo onesti l’uno con l’altro; ci lasciamo lo spazio per le varie idee e per i progetti personali. Ci completiamo.

Cos’è Spettro Sonoro?

G: È uno Studio.

M: Lo chiamiamo così perché il nome fa più figo. È uno Studio che si occupa di fornire colonne sonore, sound design e piccoli doppiaggi.

E come lavorate, proponete composizioni originali o vi adattate alle richieste?

M: Cerchiamo di entrare in sintonia con i clienti.

ritratto Giacomo Del Colle Lauri Volpi

Giacomo Del Colle Lauri Volpi

Immagino che vi capitino richieste del tipo “Mi piace la musica di quello lì, voglio una cosa simile”… La vostra opinione sulla temp music qual è?

M: Il cliente ha un’idea in testa il 95% delle volte. La variazione sul tema è più semplice.

G: Oggi ci adattiamo di più, ma all’inizio proponevamo sempre delle alternative. Ce la prendevamo a cuore.

Fino ad ora che avete fatto?
M: molta pubblicità. Sa essere divertente, creativa e innovativa.

Qualche società con cui vorreste collaborare?

M: Uhm… bella domanda.

G: A me piacerebbe Ubisoft. Trovo molto stimolanti le colonne sonore dei videogiochi, c’è un’interazione diversa, puoi creare passaggi complessi.

È necessario essere un appassionato videogamer per rendere meglio?

G: Uhm, no, non è necessario, puoi anche essere un appassionato nerd.

M: Però, quando cercano, chiedono spesso se sei un appassionato… secondo me è utile.

Altre aziende a parte Ubisoft?

G: Ah, io vorrei tanto lavorare per le università. Mi piacerebbe riuscire a fondere il linguaggio musicale con quello scientifico, cercare di trovare una matrice per la musica. Ma questo è un progetto mio, non di Spettro Sonoro.

Tre compositori con cui vorreste collaborare.

G: Solo tre? Allora facciamo Arvo Part, Steve Reich e John Williams.

M: Io dico Mozart per l’attitudine verso la vita, Bach per l’attitudine verso la perfezione matematica, Ligeti perché ha cercato di uscire dagli schemi. Però lavorerei con John Williams anche io. E con Johann Johannsson. Ma pure Trent Reznor, che ha cambiato le carte su alcuni aspetti. Insomma, alla fine si scelgono sempre dei grandi innovatori.

E invece se parliamo di colonne sonore di film?

G: A me sarebbe piaciuto molto Memento, ma avrei fatto qualcosa di differente: tipo un tema che suona anche rigirato, visto il film. Se non si è capito, mi stimolano le cose tecniche. Poi, vediamo… un bell’horror sofisticato. E uno psicodrammone…

M: Direi un horror tipo Alien, allora, e poi Melancholia di Lars Von Trier. Poi: un grande classico, quando il cinema era un linguaggio, tipo Pshyco. Anche Star Wars mi sarebbe piaciuto fare. Mi piacciono le scene con la sospensione del tempo.

Marco, anche tu hai lo stesso approccio matematico di Giacomo?

M: Mi piace tantissimo collegare la musica alla matematica, ma secondo me la musica deve parlare sempre e comunque da sé. Il concetto dietro dovrebbe essere un valore aggiunto.

Che ne pensate delle serie tv, c’è qualcosa di cui vi ha colpito la colonna sonora?

M: La sigla è la cosa più importante. Pensa a Game of Thrones.

G: Hanno fatto sette serie con lo stesso tema!

Quanto siete appassionati di cinema, voi due?

M: Quasi come di musica.

G: Abbiamo abitato insieme per anni, pensa che avevamo una videoteca in casa, e facevamo “la serata film”.

M: La serata film…

G: E se arrivava qualcuno, dava fastidio!

M: Tutte le sere era serata film!

Ma come lo guardate il film? Lo guardate o siete di quelli che ogni due minuti stan lì a osservare l’aspetto tecnico?

M: Durante il film non si parla. Siamo bravi cineamatori.

G: Commentiamo alla fine.

Domanda per Marco. Giacomo ha fatto in Olanda una nuova rappresentazione teatrale di “Van Gogh, La Discesa Infinita”, di e con Giordano Bruno Guerri, per la regia di Paola Veneto e musiche di Giacomo. Tu questo spettacolo lo avrai visto molte volte. C’è qualcosa che Giacomo ha fatto e che avresti cambiato?

Non ho lo studio adeguato per rispondere a questa domanda. Non ci ho lavorato, e poi il lavoro sui testi teatrali è diverso. Posso dirti che, visto da fuori, funzionava tutto. Poi se mi chiedi se avrei fatto qualcosa di diverso, certo che sì. Quando componi, e quando lavori con registi e attori, ciò che produci è sempre una visione soggettiva delle cose.

Ecco, c’è un parametro oggettivo per definire un lavoro più o meno buono, o azzeccato?

M: Secondo me, quando non ricordi quello che hai sentito va tutto bene. Se c’è un qualcosa di sbagliato lo noti sicuramente!

G: Sono d’accordo con Marco. Anche se la mia esperienza, per questa domanda, è diversa. Da ragazzino sono andato al cinema con mio padre a vedere L’Ultimo dei Mohicani. Nell’ultima scena, dove muoiono tutti, dovrebbe esserci un’ansia terribile, invece c’è un tema suonato da un violino irlandese, che spezza completamente. Mio padre era musicista, faceva il regista di opere liriche in RAI. Ci siamo guardati e, là per là, ci è sembrata una scelta sbagliata. Con il tempo quella è diventata una delle mie musiche preferite. Marco, mi sta vendendo in mente ora che forse non ne abbiamo mai parlato io e te, di questa cosa…

M: Mmh, no, ma ok… Va bene così… non ti preoccupare…

Mi avete appena fatto sorgere una curiosità: che rapporto avete con il silenzio?

M: Io magnifico: parlo pochissimo, ahah.

G: Parlo io al posto suo!

Ascoltate musica a casa?

G: Quasi mai. Faccio tutto in silenzio.

M: È che quando ascolti, lo fai con attitudine di studio: è un ascolto complesso.

Quindi che rapporto avete con la radio?

M: Io la ho sempre ascoltata pochissimo, devo ammettere.

G: Anche io, poca.

M: Forse in macchina.

G: Sì, in macchina. Radio Maria.

M: Sì, Radio Maria.

Carlotta, ho una domanda per te: come si vive in casa con qualcuno che non sente la radio, mentre tu quando torni dal lavoro immagino vorrai sentire qualcosa per distrarti?

C: Beh, in effetti io la musica la sento, anche quella della radio. Marco lo fa solo per studio…

M: Ma ogni tanto anche io ascolto la radio, eh!

Abbiamo detto che Spettro Sonoro è uno Studio, ma prima di tutto un progetto che si basa sull’unione di due entità. E che si divide tra progetti in Italia e progetti in Olanda. Come si lavora quando siete distanti?

M: Le cose sono cambiate in positivo, perché abbiamo imparato a valutare diversamente il tempo che trascorriamo insieme, e oggi siamo più produttivi. Tra l’altro, questo nuovo ambiente è molto stimolante, sia come vibrazioni che come mercato. Dopo un mese già si lavorava.

G: Qui poi la gente risponde alle mail… Ha dell’incredibile, rispetto a certe abitudini dell’Italia. Comunque sono d’accordo con Marco, su quasi tutto: io a volte non riesco a gestire il tempo, al di fuori di quello delle partiture!

Spettro Sonoro foto a Cannes

Da sinistra: Giacomo e Marco a Cannes, nel 2016

Di dove siete originari?

G: Io mezzo italiano e mezzo spagnolo. Sono di Roma e mia madre è di Valencia.

M: io vengo dalla Basilicata, sono di Lagonegro. Ma non mi è stato così difficile adattarmi al clima olandese.

La vedevi molto tragica?

M: Devo essere sincero, prima di trasferirmi ero terrorizzato dal tempo: pensavo fosse molto peggio di quello che invece alla fine ho trovato. Ma poi bisogna adattarsi a vivere come gli olandesi… vivi più nel presente. Qui se c’è una giornata di sole te la godi subito, in Italia il sole è che così normale che finisce che non te lo godi nemmeno.

Marco, tu hai dato il via alla sperimentazione di Spettro Sonoro fuori dall’Italia. Perché sei venuto proprio in Olanda?

M: Per amore. Sono arrivato un anno fa. Carlotta aveva trovato lavoro qui ed io ero insoddisfatto di vivere a Roma. Volevo andare via, anche se mi ero immaginato in climi caldi, e la cosa si capisce dal mio armadio: sono felice proprietario di una camicia hawaiana. Però mi sto trovando bene; mi piace la cultura olandese, mi piaceva già l’arte fiamminga.

Come sono gli olandesi?

M: Io sono qui da troppo poco per rispondere a questa domanda, ma posso dire che, sul lavoro, mi pare che il loro prodotto finito abbia una migliore qualità. Come attitudine, quello già lo diceva Giacomo prima, ti rispondono alla mail; guardano il tuo showreel se glielo mandi per farti conoscere; ci sono una sorta di rispetto ed educazione che non precludono le porte al talento che viene da fuori. Spero che questo modo di rivolgersi al prossimo arrivi anche in Italia, dove se cerchi lavoro troppo spesso ti vedono come uno che elemosina.

Tratti negativi degli olandesi che fino ad ora avete riscontrato?

G: Io li sto studiando…

M: Sono tutti molto gentili all’apparenza, ma personalmente non sono ancora mai andato oltre. I rapporti restano sempre molto superficiali, anche se c’è comunque una tendenza italiana ad autoghettizzarsi. Nel palazzo non incrociamo mai nessuno, solo qualche volta abbiamo scambiato due chiacchiere con una coppia di peruviani. Questo modo di fare da parte degli olandesi mi incuriosisce molto.

Cibo preferito?

M: Tante cose: le aringhe, lo stamppot, le bitter ballen… Ho provato tutto e il panino con le aringhe è il preferito in assoluto. Qui comunque consumiamo tantissimo vietnamita e tailandese.

Giacomo, tu che ne pensi?

G: Io ho difficoltà a digerire…

Qual è il bilancio sull’Olanda, dopo un anno?

M: A livello lavorativo sicuramente positivo. Essere in un posto nuovo aumenta anche la voglia di andare in giro a scoprire, e scoprire è stimolante, anche per la creatività. Usciamo spesso la sera, ma c’è da dire che la dimensione di Amsterdam favorisce di più la scoperta, rispetto a Roma.

G: Io che finora sono stato più spesso a Roma ti confermo che è vero. Amsterdam mi entusiasma. L’aria che si respira, la bellezza dei paesaggi… anche solo l’uso della bicicletta… ci sono degli aspetti che mi hanno letteralmente catturato.

Voi sembrate andare davvero tanto d’accordo. Non avete paura di separarvi come tutti i duo?

M: No, c’è rispetto tra noi. E una profonda amicizia alla base.

G: C’è grande stima. Sembriamo diversi ma abbiamo tanti aspetti in comune.

M: Siamo tutti e due acquario ascendente toro.

Il segreto per vivere felici e contenti, allora, è il segno zodiacale?

G: È l’ascendente.

Volete diventare famosi?

M: Beh se questo non chiede molti compromessi, sì.

G: Marco ti ha dato la risposta migliore. Sì, se si può fare a modo nostro.

Che cos’è farlo a modo vostro, però?

M: Fare cose con il tuo linguaggio. Spesso ci chiedono “perché non fate Sanremo, perché non andate alle feste, perché non vi vestite in un certo modo”, ecco questo non è a modo nostro. Noi siamo topi di biblioteca.

G: La fama intesa come la rockstar non so nemmeno se ci interessi, sai. Non a caso, facciamo un mestiere diverso. Magari sarebbe bello un riconoscimento intellettuale dei lavori fatti, ecco, questo sì: mi piacerebbe.

M: Però la soddisfazione parte sempre da te stesso. Se non sei soddisfatto di ciò che fai, la soddisfazione non arriverà dall’esterno.

Se io vi chiedessi cosa segue il vostro cuore?

G: Secondo me abbiamo tutti un po’ d’ansia nel dover controllare tutto; quindi, io mi faccio muovere da ciò che sento di momento in momento. Comunque conservo dei punti fermi.

M: Io seguo un’idea tutta mia di serenità, che non è collegata al successo lavorativo. Mangiare bene, bere bene, essere circondato da persone che ti fanno stare bene.

C’è qualcosa che volete aggiungere?

G: Grazie a Carlotta, che ha sempre cucinato per noi. Ed è pronta a sopportarmi ogni momento! Io la adoro.

Carlotta: È impossibile separarli: ho imparato a conviverci!

M: Quando facciamo la prossima? È stato terapeutico.

Uh ma che bel complimento: grazie, ragazzi.

Io resto in attesa della prossima chiacchiera con loro. Nel frattempo, se volete saperne di più sul progetto Spettro Sonoro, o se avete bisogno di una consulenza musicale, date un check al loro sito: http://www.spettrosonoro.it

Se invece siete curiosi di scoprire cosa faceva Giacomo a marzo ad Amsterdam, cliccate qui.

Noi ci rileggiamo alla prossima intervista. 

Paola

Paola Ragnoli è consulente e formatore in comunicazione verbale e non verbale, counsellor e autrice. È fondatrice e titolare della micro-impresa The Dots Connection e del blog I Viaggi Della Druida. Collabora come redattrice con alcuni siti internet, per Italianradio si occupa di integrazione tra culture.

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