Gisella Vandoni è una cuoca italiana, fondatrice della Italian Gastronomy Academy, che si impegna a valorizzare il patrimonio gastronomico italiano, organizzando lezioni di cucina che coinvolgono sia adulti che bambini.

Noi del team di RadioPizza abbiamo avuto il piacere di intervistarla e farci raccontare com’è essere una cuoca nei Paesi Bassi. D’altronde il primo trauma che affronta un expat italiano in Olanda è proprio l’evidente gap culinario che intercorre tra la madre patria e la nazione del formaggio.

Perchè sei in Olanda, cosa ti ha portato qui?

Sono ormai più 13 anni che sono qui. Mi sono trasferita dall’Italia con mio marito perché lui ha trovato lavoro presso l’ESA.

Tu facevi la cuoca già in Italia?

No, la cucina è sempre stata la mia passione, ma ero insegnante di scuola primaria. Una volta in Olanda, l’idea iniziale era quella di accantonare il lavoro per qualche anno. Io nel frattempo ero incinta della nostra prima figlia e ho pensato che in questo modo mi sarei potuta occupare a tempo pieno della bambina. Saremmo dovuti rimanere qui solo i suoi primi anni, ma ovviamente l’idea si è evoluta e siamo ancora nei Paesi Bassi.

La passione per la cucina è cresciuta proprio qui in Olanda?

La passione c’è sempre stata, l’idea di farla diventare un’attività lavorativa e di dedicarmi solo a questo, anche attraverso lo studio, si, è effettivamente nata in Olanda. Probabilmente in Italia non l’avrei sviluppata in questo senso perché avevo già un lavoro.

Ora che sei qui da tanto, da esperta di cucina, secondo te è vero lo stereotipo secondo il quale nei Paesi Bassi non esiste una vera e propria tradizione culinaria? 

In realtà loro una tradizione culinaria ce l’hanno, ma noi siamo abituati a confrontarla con la nostra, quindi c’è un grosso gap tra le due. La cultura gastronomica italiana è estremamente ricca dal punto di vista territoriale perché il territorio italiano produce tanto e ha caratteristiche completamente diverse da quello olandese, anche da un punto di vista climatico. Il territorio italiano è inoltre molto ampio, quindi a sua volta anche la gastronomia varia tanto da zona in zona.

In Olanda il territorio è molto più uniforme e piatto, con le stesse caratteristiche. Essendo un territorio più piccolo è anche poco vario in quello che produce, al di là di qualche patata, cavolo, frutteti di mele… questa povertà ha influito nello sviluppo del commercio, ad esempio, o nell’elaborazione di altri sistemi di produzione come le serre dedicate ai fiori o ai pomodori, che vengono esportati in tutta Europa.

Tornando alla domanda, la cultura gastronomica è si, il frutto di questo territorio e quindi sicuramente più povera di quella italiana, ma in realtà qualche piatto tipico c’è, come i poffertjes, la pannenkoek, lo stamppot, le zuppe… Dovremmo evitare di fare confronti col patrimonio gastronomico italiano perché non sarebbe corretto.

Tu hai imparato qualcosa dalla cucina olandese? L’ambiente interazionale che si respira nei Paesi Bassi ti ha dato qualche spunto?

Il fatto di non trovare determinati ingredienti a cui ero abituata, si, mi ha aiutata ad aprirmi verso stimoli e ingredienti diversi. L’ambiente internazionale di sicuro è stato favorevole per aprire una ditta. Il fatto di lavorare in un ambiente in cui ci sono tante persone straniere come noi, di sicuro ha aiutato la mia attività. Gli expat sono i miei potenziali clienti perché io faccio lezioni in italiano, ma anche in inglese. Quest’aria internazionale ci ha permesso di inserirci più facilmente.

Hai progetti per il futuro, un sogno nel cassetto? Magari aprire un ristorante o un’attività? Pensi di rimanere in Olanda?

Sono arrivata qui 13 anni fa e pensavo di rimanere per pochissimo tempo, quindi questo non lo posso dire. Al momento non ci sono prospettive in questo senso però tutto può succedere. In realtà l’attività l’ho già aperta, Italian Gastronomy Academy, che è una fondazione che si occupa di gastronomia italiana. Questo era già un obiettivo che avevo, un mio sogno nel cassetto.

Aprire un ristorante mio proprio no, ma adoro insegnare ai bambini e agli adulti, è quello che faccio e mi piace fare.

A tal proposito, ci chiedevamo in cosa consistono questi programmi di educazione alimentare. Come funzionano? Come si possono educare i bambini alla cucina sostenibile?

I bambini hanno bisogno di sperimentare, provare, vedere e toccare con mano. Da quando è scoppiata la pandemia i corsi sono online, quindi sono strutturati in maniera diversa, anche perché gli aiuti cuochi a casa sono diventati i genitori o gli adulti che sono vicini ai bambini.

Prima del covid, durante la mia lezione i bambini sperimentavano alimenti che non avevano mai visto o che non pensavano potessero apprezzare veramente. Quando sono qui con me sono sempre molto curiosi e vogliono provare cose che non hanno mai visto sulle loro tavole. Ovviamente cuciniamo piatti molto semplici e alla loro portata, però poi è bello vedere i bambini contenti di aver assaggiato qualcosa di diverso, che poi vogliono insegnare ai propri genitori.

Mi piace molto anche educarli all’alimentazione di stagione, al fatto di utilizzare dei cibi che alcune volte vengono sprecati, riutilizzando avanzi come pane secco o frutta matura.

Preferisci insegnare agli adulti o ai bambini?

Sono cose diverse, a me piace molto lavorare coi bambini, forse deriva dal mio passato da maestra. Però dà molto soddisfazione anche lavorare con gli adulti, perché la lezione con loro, oltre a proporre alimenti nuovi e ricette alternative, abbraccia anche la tecnica, la chimica, la fisica e tutti quei processi che avvengono negli ingredienti.

Hai dei consigli da dare agli expat italiani che si sentono spaesati durante la loro spesa nei Paesi Bassi? Quali sono i prodotti da acquistare in una spesa in Olanda e quali da evitare?

Non ci sono prodotti da evitare. Consiglierei magari qualche prodotto che in Italia non si trova. Qui per esempio ci sono diversi tipi di cavoli, o di rape, che io personalmente in Italia non acquistavo mai. Anche il porro, che è una verdura molto comune qua e che ora compro frequentemente, in Italia l’avrò acquistata solo un paio di volte. Oppure il cavolo! Io, da piemontese doc, ero abituata ad utilizzare il cavolo verza, che qui è difficile da trovare e quindi ho imparato a conoscere il cavolo cinese.

Diciamo che comunque negli ultimi anni la richiesta dei prodotti italiani è molto aumentata e nei supermercati si trovano diversi alimenti di qualità. Non bisogna certo fossilizzarsi sul prodotto particolare come il formaggio della valle, perché quello non si trova… però è anche bello andare a ricercare questi sapori una volta tornati in Italia. Quando vado in Italia con le mie figlie andiamo a cercare i piatti tipici di ogni posto che visitiamo, è un’esperienza del gusto che ci piace tanto.

Virginia Della Giorgia

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