Noi di ItalianRadio abbiamo avuto il piacere di visitare la mostra WHAT A GENDERFUL WORLD! al Wereld Museum di Rotterdam.

Questa esposizione ha come tema conduttore il concetto di gender. Argomento estremamente attuale, sul quale è imperativo informarsi, vivendo in un’epoca in cui stanno emergendo diverse affermazioni del sé, della propria individualità e della propria identità sessuale.

Oggi vi offriamo la nostra opinione e recensione della mostra, facendo una breve premessa: noi siamo persone cis, quindi possiamo suggerirvi solo la nostra interpretazione in quanto tali, e non come parte della comunità LGBTQIA+.

Gender e stereotipi

L’esposizione inizia in una sala con installazioni multimediali, adatte a visitatori di tutte le età. Nello stesso momento, infatti, anche una classe di ragazzi stava visitando il museo (io e Ludovica siamo anche state scambiate per delle scolare varie volte). La mostra, essendo multimediale e in parte interattiva, dà la possibilità di interagire ed imparare anche a persone più giovani, avviando la sensibilizzazione riguardo questi temi, fin da teenager.

In questo spazio viene spiegato cosa si intende per “gender”, cosa significa essere “uomo o donna”, cercando di far riflettere il visitatore riguardo una possibile alternativa allo stereotipo dei due sessi. Viene illustrata brevemente anche la differenza tra “sesso” e “gender”, e come il secondo ci viene, normalmente, attribuito fin dalla nascita (quello che in inglese chiamano “gender reveal”).

L’esposizione fa luce su culture eterogenee di tutto il mondo, nelle quali i concetti di gender e sesso hanno significati differenti. Alcune di queste sono: Mux Zapotechi e Amazzoni Dahomey, Fa’afafines Samoani, Burnesha albanesi, Nativi Americani a due spiriti e Hijra del sud-est asiatico.

A rendere la mostra ulteriormente “a prova di giovani” è l’utilizzo di espressioni più contemporanee, potremmo dire. Infatti in una parte della stanza erano appesi due sacchi da box, a forma di emoji Melanzana e Tacos, che nel linguaggio delle emoticon fanno riferimento a pene e vagina. Il visitatore è invitato ad indossare guanti da box e a colpirli, mettendo a prova la propria forza.

Oggettificazione

Nella sala successiva ci si trova davanti a una vasca che normalmente sarebbe adibita alle palline di plastica (un po’ come quelle dove giocano i bambini). Questa però, è riempita da piccoli seni in gomma schiuma, accompagnati da un salvagente, sul quale è impressa la scritta “i seni non mi definiscono”. L’installazione è intitolata “The Sea of Objectification” di That Lady Thing e fa riferimento a come le nostre connotazioni fisiche, che culturalmente ci definiscono uomo o donna, non determinano in realtà, il nostro gender.

Celebrità LGBTQIA+

Si arriva poi in una stanza in cui si incontrano dei teli rossi, posizionati a cerchio al centro della stanza. Entro questo spazio, sono appoggiati dei cuscini sui quali sdraiarsi. Guardando in alto, si osserva lo schermo che ritrae videoclip musicali di artisti che hanno fatto coming-out come facenti parte della comunità LGBTQIA+. Sui drappi appesi sono raffigurate queste celebrità e le loro dichiarazioni.

La mostra termina con una bacheca dove i visitatori possono esprime la loro opinione riguardo il tema trattato, appendendo note scritte a mano.

La nostra opinione

In conclusione, siamo rimaste affascinate e piacevolmente sorprese dall’organizzazione e dall’approccio adottato dai curatori della mostra. Essendo un’esibizione creata per avvicinare, far conoscere, un tema così fondamentale, spesso ignorato o trattato come argomento tabù, e contemporaneo, troviamo che la soluzione adottata per l’esibizione sia particolarmente efficace e renda brillantemente anche il suo stato estremamente attuale nella cultura occidentale.

 

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A cura di Veronica Gantini

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