La scorsa settimana, io e la mia collega, nonche immancabile compagna di avventure, abbiamo avuto il privilegio di essere invitate ad un importante seminario internazionale organizzato dalle Acli, associazione presso cui stiamo svolgendo il nostro anno di servizio civile, e concernente il ruolo di un Europa sociale e del lavoro con particolare attenzione specialmente ad alcuni argomenti caldi che incideranno sul futuro dell’UE soprattutto in vista delle prossime elezioni. Speranzose e piene di aspettative nel partecipare, insieme ai nostri colleghi sparsi in giro per l’Europa, a un evento di tale portata in una delle citta piu internazionali del mondo nonche, cuore pulsante del panorama europeo, io e la mia amica decidiamo di imbarcarci in quella che si sarebbe rivelata un’ esperienza molto piu originale e coinvolgente del previsto.
Innanzitutto, una volta atterrate nel principale aereoporto parigino ci siamo dovute scontrare con l’enorme disorganizzazione di un aereoporto, che pur cosi grande e internazionale, scarseggia in personale in grado di comunicare in una lingua diversa dalla natia e facendosi che impiegassimo piu tempo ad uscire dall aereoporto e arrivare in hotel che volare dall’Olanda alla Francia. Avendo trascorso quindi, il resto della serata a riprenderci da questo sfiancante e tortuoso viaggio abbiamo deciso di rimandare la visita della city al mattino successivo.
Qui tra i festeggiamenti per il 130 anniversario della Torre Eiffel, le passeggiate degli Champs Elysee, e i lavori di restauro a Notre Dame si puo dire che abbiamo avuto modo di assaporare la vera atmosfera parigina e soprattutto abbiamo scoperto che come i Paesi Bassi sono la patria delle biciclette la Francia lo e’ dei monopattini, che si sono aggiudicati il titolo il mezzo di trasporto ecologico preferito dai parigini.
I restanti 2 giorni di permanenza sono trascorsi scanditi da intensi e stimolanti momenti di riflessione sulle tematiche attuali, quali il futuro dell’Europa sociale, le proposte per un Europa accogliente e l’importanza della democrazia e del lavoro e il ruolo dell’associazionismo in questi contesti fino alla posizione delle donne all’interno del nuovo universo lavorativo e alle politiche pubbliche per la famiglia nei modelli di welfare europei; alternati a brevi momenti di svago e divertimento e tragicomiche avventure come la ricerca di una toilette nei pressi della Torre Eiffel o la fuga dagli insistentissimi ambulanti, che agli effetti sono gli unici che si sforzano di parlare una lingua diversa dal francese e seppur scambiandoci perenemmente per spagnole, difficilmente desistono dal tentativo di rifilarti qualche souvenirs da riportare a casa.

Alla fine di questa breve ma intensissima permanenza mentre finalmente ci accingevamo a tornare nei Paesi Bassi sono cominciate a capitarci una serie di simpatiche disavventure, che hanno reso il nostro viaggio di ritorno ancora piu complicato del previsto.

Avendo un paio di ore libere prima di doverci recare in aereoporto, abbiamo approfittato delle piacevoli condizioni metereologiche per goderci una rilassante passeggiata nel parco e delizioso picnic improvvisato sul prato con i panini recuperati dalla nostra ultima colazione in hotel. Avendo ancora un certo langurino abbiamo ritenuto di vitale importanza non lasciare il Paese senza aver assaggiato una delle leccornie per cui e’ notoriamente conosciuto in tutto il mondo: la crepes. Cominciamo quindi la nostra ricerca utilizzando il nostro indispensabile strumento di sopravvivenza nei meandri di Parigi: google maps, che ci ha subito indicato le direzioni per quella che sembrava un ottima e poco distante creperia con tanto di menu e recensioni superpositive senonche scoprire, una volta arrivate li sul posto, con non poche valigie al seguito ricordiamo, che questo splendido locale aveva gia chiuso i battenti e nemmeno tanto recentemente. Imperterrite cerchiamo di raggiungere comunque il nostro obiettivo speranzose che qualche locale avesse qualche altro locale nelle vicinanze da suggerirci per assaporare una delle loro migliori specialita. Ma evidentemente non avevamo calcolato quanto risulti difficile al parigino medio comunicare in una lingua che non sia la sua.

Quindi pur non pienamente soddisfatte, per non rischiare di perdere l aereo, abbiamo deciso di desistere e avviarci in aereoporto. Una volta li ancora una volta il nostro non troppo spiccato senso dell’orientamento ci ha condotto finalmente presso il nostro gate in solo mezzora di girovagare e permettendoci di fare il check in e i dovuti e scrupolosissimi controlli (a quanto pare abbiamo la faccia da terroriste) in perfetto orario per la partenza che, guardate un po che caso, era stata rimandata di oltre un ora. Il tutto annunciato dalle assistenti di volo esclusivamente e rigorosamente in francese, con palese sbalordimento di tutti i passegeri del volo che alla richiesta di maggiori informazioni in una lingua considerata universalmente piu internazionale si sono sentiti rispondere che stavano provvedendo alla traduzione dell’annuncio con google traduttore.

Ancora allibite ed esterefatte, ci siamo finalmente avviate a prendere il volo per tornare nella nostra patria adottiva. Una volta a Schipol, pero le nostre peripezie non sono ancora finite perche, tra la ricerca di un bagaglio ormai dato per disperso e quella per l’uscita corretta, abbiamo scoperto che per via della tarda ora, non vi sono piu treni per tornare nella nostra Utrecht e l’ unica alternativa e’ stata quella di chiamare un taxi che, anche esso con ritardo, ci ha accompagnate, a casa dove abbiamo finalmente potuto riabbracciare il nostro tanto agognato letto.

Alla fine di questo viaggio si puo dire che quello che ci siamo portate a casa, oltre a una serie di spunti e riflessioni circa l’importanza di appartenere a una comunita’ vasta e condivisa come quella europea, e’ un’indimenticabile e insostituibile esperienza di vita che, in un modo o nell’altro, ci ha insegnato molto.

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