Clio Squadroni - foto

Incontro Clio nel mio salotto di casa, durante un tipico pomeriggio invernale olandese. Si presenta in bicicletta, ha in mano una piccola torta al cioccolato. “È per il caffè”, mi dice.

Si è abituata al caffè locale, niente a che vedere con l’espresso italiano. Già mi piace lo spirito di adattamento di questa ragazza.

Clio non arriva a 30 anni. Ha una cascata di capelli ricci con cui gioca quando si vuole concentrare, occhi nero intenso pronti a scattare istantanee come i suoi obiettivi, un marcato accento marchigiano e una passione per il colore teal, un incrocio tra un cobalto e il verde petrolio, che si ripete in lei in tutte le sfumature: il maglione, lo smalto, l’agenda, la graffetta fermacarte.

La torta che ha portato è davvero buona. Tra una fetta e l’altra, parliamo di come sia finita a vivere nei Paesi Bassi.

Clio, che lavoro fai?

“Bella domanda… ne faccio due, come posso risponderti?”

Prima di tutto pensa che c’è una differenza tra ciò che sei e ciò che fai.

“Allora lo so: sono una fotografa, ma faccio inventari”

Spiega meglio.

“Lavoro per una società che si occupa di inventari, la stessa con cui ero a Milano, e con questo impiego per il momento mi mantengo. Parallelamente, sto cercando di inserirmi come fotografa professionista; ho in atto alcune collaborazioni e faccio parte di un gruppo di fotografi e scrittori, 3Voor12, che si occupa di foto e recensioni di concerti”

Soffermiamoci sul primo lavoro: noti differenze tra la filiale italiana e la filiale olandese della tua azienda?

“Differenze? Tante! I colleghi sono più rilassati, lo stipendio è più alto, ho flessibilità oraria e soprattutto ci viene data fiducia. Una cosa a favore del ‘metodo italiano’, invece, è l’organizzazione: noi siamo molto più pratici e veloci nel prendere decisioni”

Oltre a dare più fiducia ai propri collaboratori, c’è altro che hai notato che secondo te è tipico degli olandesi e che a noi manca?

“Sì: rispondono (quasi) sempre alle email! Non resti in attesa per un tempo indefinito!”

Andiamo al tuo secondo lavoro, invece: la fotografia. In Italia cosa facevi?

“Ho lavorato a Milano per 10 anni. Avevo diverse collaborazioni, ho anche avuto l’opportunità di lavorare in Armani. Milano è una tappa fondamentale per chi vuole apprendere il mio mestiere, tra le sfilate, le industrie, la vita notturna. Una specie di mondo a parte”

Mentre qui immagino sia tutto diverso, soprattutto a Zeist, dove vivi tu. Hai qualcosa in cantiere in questo momento?

Clio si tira un riccio.

“Sono alla ricerca di un posto fisso in un’agenzia creativa. Per questa ragione sto imparando la lingua, è una strada lunga e faticosa ma la considero un investimento. Nel frattempo, porto avanti due progetti fotografici: una serie di ritratti dal titolo ‘Oranje’, in omaggio ai colori della pelle e dei capelli predominanti negli olandesi, e uno studio sulla vita delle persone attraverso le finestre delle loro case. Questo secondo progetto nasce dalla tipicità tutta olandese di tenere sempre aperte le tende di casa. Inoltre, io adoro conoscere persone sempre nuove, ragion per cui uso la mia stanza ogni mese e mezzo circa per organizzare esposizioni artistiche, come ‘Tableaux du Trottoir – Cheerful Porn’, l’evento che si è tenuto a gennaio.”

Clio Squadroni - OranjeClio Squadroni - Homely window

Hai potuto farlo perché vivi da sola?

“No, in realtà convivo con 5 olandesi ma abbiamo spazi molto grandi”

E loro cosa hanno detto di questa tua iniziativa?

“Per fortuna niente di negativo, anzi! Abbiamo un ottimo rapporto, potrei quasi dire che siamo una famiglia”

Da quanto tempo vivete insieme?

“Sono arrivata in Olanda a settembre 2015 e ho sempre vissuto nella stessa casa, con le stesse persone”

Tu sei l’unica straniera. I tuoi coinquilini hanno imparato qualcosa di italiano?

“Buongiorno, bella, e ciao! Poi, vogliono sempre conoscere le nostre ricette. Si dilettano a cucinare italiano, specialmente le lasagne, e sono attenti alla nostra opinione sul risultato”

E com’è questo risultato?

“Tendono comunque a mischiare la ricetta originale con qualcosa di loro… Non sono mai vere lasagne…”

Qual è il tuo cibo olandese preferito?

Clio sorride. Sorride tanto.

“Le loro patate fritte… e gli stroopwafels! Che buoni!!”

Tu cosa hai imparato dai tuoi coinquilini?

“Ad aumentare il mio senso dell’umorismo, perché gli olandesi hanno un modo di fare diverso dal nostro. Mi hanno anche insegnato a cambiare la camera d’aria alla bici senza togliere la ruota. E mi hanno insegnato a conoscere meglio la natura e a coltivare un orto”

Escludendo i tuoi coinquilini, in generale com’è stato il tuo adattamento iniziale nel paese, ti sei integrata subito?

“Ad essere onesta, il mio adattamento iniziale è stato agevolato proprio dal fatto che vivo con loro. La difficoltà più grande che ho incontrato è stata assimilare il loro modo schietto di rivolgersi al prossimo: l’olandese medio non ha molti filtri e, agli occhi di uno straniero, può sembrare quasi brutale. Ma quando li conosci, capisci che sono onesti e sinceri”

Perché hai scelto i Paesi Bassi?

“Adoro andare in bicicletta, per me è una vera filosofia di vita. Conoscevo le grandi città come Amsterdam e Rotterdam. A febbraio 2015 per lavoro sono venuta ad Utrecht… ed è stato amore a prima vista!”

Come è vissuta la fotografia in Olanda?

“Bella domanda. Culturalmente è agli stessi livelli di Milano e Roma. Ad Amsterdam c’è il Foam, ad esempio, dove organizzano mostre molto interessanti. In base alla mia esperienza, ti posso dire che gli olandesi sono molto meno competitivi degli italiani e molto più aperti a condividere il loro sapere. Hanno ancora l’idea della fotografia come concetto classico di immagine e riproduzione della realtà, mentre mi pare che in Italia riusciamo a concepire la fotografia sotto diverse forme, riusciamo a trasformarla in qualcos’altro e renderla unica e innovativa, integrandola con altri strumenti espressivi”

Due persone, esistenti o esistite, che vorresti fotografare se ne avessi la possibilità?

“Wes Anderson e Francesca Woodman. Di quest’ultima ho visto una bellissima mostra al Foam nel 2016, che mi ha fatto commuovere”

Ritorneresti in Italia se avessi la possibilità di fare a tempo pieno il tuo ‘vero’ lavoro?

Clio si tira un altro riccio. No, altri due.

“Al momento no, è presto. In questa fase della mia vita preferisco meno soldi e meno sicurezza, ma più mobilità e libertà”

E che ci vuoi fare con questa libertà?

“Cerco di colmare la mia sete di conoscenza. Confrontarmi con altre culture mi fa capire che non siamo soli e unici e questo mi rende più tollerante e mi dà grande tranquillità. Mentre io, di natura, se dovessi paragonarmi a qualcosa, mi sento come un mare…”

Cosa segue il tuo cuore?

“Due semplici parole: curiosità e coraggio. Vanno sempre tenute con noi”.


Ecco, lei è Clio. 

Per me è stato un piacere incontrare questa giovane e talentuosa fotografa. Torta di cioccolato a parte. Se dovessi riassumerla in un’immagine, sarebbe questa:

photo-credits-Anoop-Negi

Riding the Skies ! – photo by Anoop Negi

Se volete conoscerla, raggiungerla, o chiederle di organizzarvi una mostra artistica nei Paesi Bassi, passate da qui:

Sito internet: www.cliosquadroni.com

LinkedIn: https://nl.linkedin.com/in/cliosquadroni

Alla prossima pausa!

Paola


Paola Ragnoli è consulente e formatore in comunicazione verbale e non verbale, counsellor e autrice. È fondatrice e titolare della micro-impresa The Dots Connection e del blog I Viaggi Della Druida. Collabora come redattrice con alcuni siti internet, per Italianradio si occupa di integrazione tra culture.

 

Commenti

commenti